Disegni e Visioni

In questa selezione di grafite Sirio Musso trasforma il reale in allegoria: alberi che diventano corpi, strumenti che si fanno creature, architetture impossibili, omaggi colti e sguardi critici sul nostro tempo. Il segno è minuzioso, quasi da incisore, ma sempre guidato da immaginazione e ironia. Sono pagine di un diario visionario che attraversa decenni, tra poesia, tecnica e metamorfosi.

Restauro all’italiana

Un toroide di colonnati e archi—un’architettura “impossibile” che si chiude su sé stessa—sospeso nello spazio. Sotto, un selciato circolare con segno spiraliforme. Tratteggio finissimo da “marmo” immaginario.

Occhio critico

In una piazza a quadri emerge un mostro di materia organica e tubi. Dal suo corpo parte un enorme “occhio-tromba” da cui cola una goccia. Una figura senza testa regge la propria testa come un palloncino.

Centaurus Optimus (omaggio a de Chirico)

Un centauro classico, coda elaborata, avanza tra rovine e tamburi di colonna. Templi sulla falesia e all’orizzonte. Atmosfera metafisica, sospesa.

“ma che ca**o vogliono”

Albero antropomorfo: tronco a pieghe come un torso in torsione, radici intrecciate, chioma fittissima.

Albero antropomorfo (ovale)

All’interno di una finestra ovale, un albero dal tronco spiraliforme poggia su una massa radicolare scultorea; campo erboso a tratteggi minuti, cielo rarefatto. Firma “s. musso ’74”.

Concerto

Un grande ottono in primo piano, labirinto di tubi e pistoni; sul fondo, strumenti ad arco “viventi” su pavimento a scacchiera. Nota “Milano XI/1969”.

Violon d’Ingres

Un violoncello appare come pelle cucita su un vecchio portone: venature, nodi e chiodi del legno dialogano con le curve dello strumento. Data “1978”.

Monumento di corpi – 1971

Un fusto intrecciato sorregge una grande massa composta da corpi nudi avvolti a grappolo; tutt’intorno colonne isolate e, lontana, una skyline. Appunto manoscritto sul margine.

Lautréamont (Venezia)

In alto, un largo brandello di tessuto con il volto dormiente del poeta; in basso, una veduta dettagliata di Venezia con barche in laguna. Citazioni e note autografe incorniciano l’opera.

Grande Uniforme

Figura seduta, frontale, con testa “sfaccettata” e senza volto. Il busto è interamente rivestito da una corazza di piccoli elementi circolari/rosette; una fascia a tracolla scende morbida sul petto. La mano destra impugna un corto scettro-mazza, la sinistra un pugnale; le gambe tozze, fasciate, terminano in piedini avvolti. Il personaggio siede su un basamento con un lembo di stoffa che ricade a lato. Tratteggio minuzioso e luce morbida modellano superfici e rilievi. Firma “S. Musso” e data “1978”.

Il gatto di Mandello (con dedica a Jolanda)

Figura felina totemica costruita con segni d’inchiostro densi e gestuali: occhi a spirale, dentatura a cremagliera, corpo fatto di assi e tubi. Impaginazione verticale su carta scura; sulla fascia destra compare la dedica a Jolanda e il riferimento a Mandello.

Studio gestuale su carta kraft

Grande foglio color kraft con pennellate nere e segni lineari: forme utensili (lama, pomolo, impugnature) convivono con ovali e campiture liquide. Bozzetto energico che rivela il lato più rapido e sperimentale di Musso.

Cantine Jolanda

Figura enologica ironica: corpo-barile seduto su una botte con iniziali “SM”, calice in mano e cartello tondo “Cantine Jolanda”. Cornice di pampini e grappoli, piazzale a riquadri sullo sfondo.

Aristocratici (versione su carta avorio)Aristocratici (carta più chiara, con dedica)

Coppia in costume fantastico: a sinistra un personaggio “cavallino” dalla parrucca vorticosa; a destra figura barocca col busto che cola come cera. Tratto ricco di chiaroscuro. Tra le 2, si può avere un confronto utile tra carte e passaggi.

Il volto e le danzatrici

Grande volto maschile composto/assediato da figure femminili che camminano e si arrampicano tra sopracciglia, occhi e baffi. Segno incrociato, effetto da bulino.

Ballerina di foglie (65/90)

Palcoscenico con tendaggi sfilacciati; al centro una danzatrice in costume vegetale/ piumato, in equilibrio su una linea. In basso, minuscole vedute architettoniche (cupole, torri).

Il Ficcanaso (xilografia, 1950)

Testa frontale su fondo blu: il naso si prolunga in un tubo che passa dentro la bocca. Incisione netta a coltello, campiture piene e bianchi incisi.

Cavaliere sotto i teloni

Cavaliere filiforme su cavallo “a gabbia” di nervature metalliche, sotto grandi teli laceri che pendono da strutture a X. Atmosfera da cantiere/assedio.

Il Ficcanaso (paesaggio)

Il tema del “ficcanaso” torna come grande profilo su una scogliera carnosa; al centro il volto con proboscidi annodate. Sullo sfondo colline/icone che colano come cera.

Volti sovrapposti con cappello

Due profili compenetrati emergono da una massa di rughe e occhi; in alto un cappello stilizzato. Grafica forte, stampata su carta blu.

Dolore e fede (xilografia, 1980)

Mezzo busto pensoso, attorniato da serpenti/cordami; la mano incide un segno appuntito su una tavoletta. Neri profondi, bianchi scavati.

“Impronta/Volto” – foglio a doppia immagine (trasparenza + base)

Sovrapposizione di carta lucida con grande impronta digitale e segni rossi su un volto; sollevando il lucido appare una seconda testa “a impronta” vista di spalle. Studio sull’identità tra ritratto e segno biometrico.

* I titoli e le descrizioni delle opere sono stati ideati da me, Cesare Musso (figlio di Sirio), osservando i lavori di mio padre. Ho cercato di interpretare il messaggio che, a mio avviso, desiderava trasmettere attraverso le sue creazioni.